lunedì 19 maggio 2014
venerdì 17 gennaio 2014
La Contrattura
La contrattura muscolare
Contrattura muscolare: contrazione involontaria, insistente e dolorosa di uno o più muscoli scheletrici. Il muscolo coinvolto si presenta rigido e l'ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto.
La contrattura è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L'eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Le cause predisponenti possono essere di natura meccanica e/o metabolica ma non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori:
mancanza di riscaldamento generale e specifico
preparazione fisica non idonea
sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti
problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione
Muscolo affaticato
La contrattura è la meno grave tra le lesioni muscolari acute poiché non causa alcuna lesione anatomica alle fibre. Ciò che si verifica è semplicemente un aumento involontario e permanente del loro tono.
I sintomi
Il soggetto colpito da una contrattura avverte un dolore modesto e diffuso lungo l'area muscolare interessata. L'ipertonia viene percepita piuttosto chiaramente e l'atleta lamenta una mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. La palpazione consente di apprezzare l'aumento involontario del tono muscolare e di evocare dolore soprattutto in alcuni punti (trigger point attivi).
Il dolore è tollerabile e non impedisce il proseguimento dell'attività sportiva. Tuttavia per allontanare il rischio di complicazioni è bene sospendere immediatamente l'allenamento o la competizione.
Cosa fare:
Anche in questo caso il riposo è la terapia più efficace. Per guarire da una contrattura normalmente sono sufficienti 3-7 giorni di stop, che potrebbero diventare molti di più se non si rispettano i giusti tempi di recupero. Inutile e controproducente continuare a svolgere le attività sportive che evocano fastidio o dolore alla zona interessata.
Per accelerare il recupero sono utili tutte quelle attività che consentono di allungare la muscolatura e di favorire l'afflusso di sangue ai muscoli.
Una attività aerobica moderata abbinata a qualche esercizio di allungamento aiuta a distendere la muscolatura sia direttamente (stretching) che indirettamente (iperemia locale). L'ideale sarebbe associare anche un massaggio decontratturante al termine dell'attività in modo da allentare le tensioni muscolari ed ottenere benefici anche a livello antalgico.
PREVENIRE LA CONTRATTURA MUSCOLARE E' MEGLIO CHE CURARE
La prevenzione delle contratture è rivolta all'eliminazione dei fattori predisponenti e/o perpetuanti:
eseguire sempre un adeguato riscaldamento
assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sostenere lo sforzo
coprirsi adeguatamente nei mesi invernali e, se necessario, utilizzate pomate specifiche durante la fase di riscaldamento
concedersi i giusti tempi di recupero e di rigenerazione
cercare di correggere eventuali squilibri muscolari e/o articolari
Concedersi un massaggio decontratturante
(Web)
Contrattura muscolare: contrazione involontaria, insistente e dolorosa di uno o più muscoli scheletrici. Il muscolo coinvolto si presenta rigido e l'ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto.
La contrattura è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L'eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Le cause predisponenti possono essere di natura meccanica e/o metabolica ma non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori:
mancanza di riscaldamento generale e specifico
preparazione fisica non idonea
sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti
problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione
Muscolo affaticato
La contrattura è la meno grave tra le lesioni muscolari acute poiché non causa alcuna lesione anatomica alle fibre. Ciò che si verifica è semplicemente un aumento involontario e permanente del loro tono.
I sintomi
Il soggetto colpito da una contrattura avverte un dolore modesto e diffuso lungo l'area muscolare interessata. L'ipertonia viene percepita piuttosto chiaramente e l'atleta lamenta una mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. La palpazione consente di apprezzare l'aumento involontario del tono muscolare e di evocare dolore soprattutto in alcuni punti (trigger point attivi).
Il dolore è tollerabile e non impedisce il proseguimento dell'attività sportiva. Tuttavia per allontanare il rischio di complicazioni è bene sospendere immediatamente l'allenamento o la competizione.
Cosa fare:
Anche in questo caso il riposo è la terapia più efficace. Per guarire da una contrattura normalmente sono sufficienti 3-7 giorni di stop, che potrebbero diventare molti di più se non si rispettano i giusti tempi di recupero. Inutile e controproducente continuare a svolgere le attività sportive che evocano fastidio o dolore alla zona interessata.
Per accelerare il recupero sono utili tutte quelle attività che consentono di allungare la muscolatura e di favorire l'afflusso di sangue ai muscoli.
Una attività aerobica moderata abbinata a qualche esercizio di allungamento aiuta a distendere la muscolatura sia direttamente (stretching) che indirettamente (iperemia locale). L'ideale sarebbe associare anche un massaggio decontratturante al termine dell'attività in modo da allentare le tensioni muscolari ed ottenere benefici anche a livello antalgico.
PREVENIRE LA CONTRATTURA MUSCOLARE E' MEGLIO CHE CURARE
La prevenzione delle contratture è rivolta all'eliminazione dei fattori predisponenti e/o perpetuanti:
eseguire sempre un adeguato riscaldamento
assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sostenere lo sforzo
coprirsi adeguatamente nei mesi invernali e, se necessario, utilizzate pomate specifiche durante la fase di riscaldamento
concedersi i giusti tempi di recupero e di rigenerazione
cercare di correggere eventuali squilibri muscolari e/o articolari
Concedersi un massaggio decontratturante
(Web)
lunedì 30 dicembre 2013
DOPO LA GARA...UN BUON MASSAGGIO!!!!!!!
DOPO LA GARA UN BUON MASSAGGIO.....
- Rilassa la muscolatura contratta
- Migliora la circolazione
- Favorisce il ricambio metabolico
- Agevola il drenaggio delle tossine prodotte durante lo sforzo
- Aumenta l’ossigenazione dei tessuti
- Accelera i tempi di recupero
- Produce effetti benefici sul sistema nervoso, favorendo un senso di rilassamento
Il massaggio di tipo sportivo (molto differente dal classico massaggio rilassante) è utile prima di un impegno muscolare gravoso, al termine dell’impegno stesso, in occasione di una gara, nei giorni di scarico e quando si percepisce la necessità di ottenere un migliore stato di rilassamento.
I benefici sono molteplici e possiamo sintetizzarli in questo modo:
Benefici sui muscoli:
stimola l’attività elettrica nelle fibre muscolari e favorisce l’ossigenazione e il recupero del muscolo. Aiuta a ripristinare il tono muscolare dopo carichi di lavoro importanti.Migliora inoltre l’elasticità e dona alle articolazioni maggiore mobilità
Benefici sulla pelle:
massaggiando la pelle viene stimolato il sistema nervoso centrale, si eliminano le cellule morte, viene aumentata la traspirazione e migliorata la circolazione.
Benefici sulla circolazione sanguigna:
l’azione del massaggio determina la produzione di istamina che attiva la vasodilatazione aumentando l’apporto di sangue. La maggiore vascolarizzazione determina altresì una maggiore ossigenazione dei tessuti.
Benefici sul sistema nervoso:
a prescindere da come viene praticato, il massaggio svolge un ruolo basilare per la riduzione del dolore.
domenica 22 dicembre 2013
I MUSCOLI DELLA RESPIRAZIONE e la respirazione
I MUSCOLI della respirazione E LA RESPIRAZIONE
La respirazione è una delle funzioni più importanti del nostro corpo e non può essere interrotta che per poco tempo (circa 3 minuti) senza riceverne danno.
Durante l'esercizio fisico l'apparato respiratorio deve far fronte all'aumentata esigenza dell'organismo di assumere ossigeno ed eliminare anidride carbonica. A tal fine, mediante un incremento della frequenza e della profondità del respiro, la ventilazione polmonare aumenta pressoché linearmente con il carico del lavoro. La ventilazione polmonare, consiste nell'immissione (inspirazione) e nella emissione (espirazione) di aria ed anidride carbonica attraverso gli alveoli polmonari.
Fatta questa premessa, passiamo ad elencare tutti gli organi che compongono l'apparato respiratorio ed analizzare i muscoli che consentono la funzione respiratoria.
L'apparato respiratorio è costituito dai seguenti organi: il naso, le fosse nasali, la faringe, la laringe, la trachea, i bronchi, i polmoni.
Per quanto riguarda i muscoli della respirazione, possiamo distinguere due categorie, quella dei muscoli inspiratori che contraendosi elevano le costole e lo sterno consentendo l'inspirazione e quelli espiratori che abbassano le costole e lo sterno (espirazione).
In queste due categorie si distinguono oltre ai muscoli principali, quelli accessori che intervengono quando si compiono atti inspiratori ed espiratori particolarmente ampi.
Tra i muscoli inspiratori accessori abbiamo gli sternocleidomastoidei, gli scaleni, i pettorali, il piccolo ed il grande dentato e le fibre superiori del sacro-lombare. Tra i muscoli espiratori accessori, che condizionano particolarmente l'espirazione, notiamo il retto dell'addome, il piccolo ed il grande obliquo, il sacro-lombare, il margine infero-posteriore del piccolo dentato, il dorsale lungo ed il quadrato dei lombi.
Osserviamo i muscoli principali della respirazione, i punti di inserzione e la loro funzione contrattile.
I muscoli inspiratori principali, nella contrazione elevano le costole e lo sterno, tra questi i più importanti sono il DIAFRAMMA e gli intercostali esterni.
Il DIAFRAMMA, consente da solo i due terzi della funzione inspiratoria, si può definire come una larga lamina muscolare posizionata trasversalmente nel busto, separa la regione toracica da quella addominale, si inserisce anteriormente, sul margine interno delle costole e delle rispettive cartilagini costali, mentre posteriormente si inserisce sulla superficie anteriore del corpo della II, III e IV vertebra lombare, con dei distinti fasci muscolari denominati pilastri. Nella sua contrazione ha una funzione inspiratoria e contemporaneamente agisce come muscolo compressore dei visceri dell'addome.
Gli intercostali esterni, riempiono gli spazi esistenti tra le costole, le fibre di questi muscoli, hanno un decorso latero-mediale. Durante la contrazione espandono la gabbia toracica consentendo una più ampia ventilazione polmonare.
Per quanto riguarda i muscoli espiratori principali, abbiamo soltanto gli intercostali interni, le cui fibre occupano come gli intercostali esterni, gli spazi esistenti tra le costole, seguendo un decorso inverso (medio-laterale) e contraendosi restringono la gabbia toracica facilitando l'espirazione.
E' bene specificare che l'espirazione normale è una azione passiva, determinata dall'elasticità del parenchima (membrana che riveste i polmoni), dalle strutture osteo-cartilaginee che consentono il restringimento del torace e dalla forza di gravità che agisce sulle costole abbassandole, grazie al loro peso.
Concludendo, allora, una corretta respirazione nell'attività motoria è presupposto per l'ottimale sfruttamento delle potenzialità vitali. E' utile in caso di blocco del DIAFRAMMA eseguire dei massaggi addominali e facendo eseguire degli esercizi.....
martedì 17 dicembre 2013
LA PERIOSTITE TIBIALE
LA PERIOSTITE TIBIALE
La periostite della tibia
La periostite è l’infiammazione acuta del periostio, ovvero la membrana di tessuto connettivo che ricopre l’osso, solitamente la tibia.
La parte colpita è quella in cui si inseriscono i muscoli: tibiale posteriore e soleo, le altre aree dell’osso non sono dolorose.
Le fitte sono molto intense perché il periostio è riccamente innervato, per usare dei termini comprensibili a tutti è come un “calcio nello stinco”.
Diverso è il caso della periostite infettiva, causata da un infezione generalmente batterica che sarà trattata con antibiotici o farmaci specifici per la patologia del paziente.
Quali sono le cause della periositite?
I soggetti colpiti nella stragrande maggioranza dei casi sono corridori: podisti o velocisti, ma in certi casi la periostite interessa calciatori, cestisti e altri sportivi che corrono molto.
Gli atleti creano un sovraccarico funzionale su questa struttura, a livello posteriore e interno della tibia.
L’infiammazione del periostio può avvenire anche in seguito a traumi diretti sull’osso.
Il tibiale posteriore è un supinatore, quindi è un muscolo fondamentale nei movimenti del piede per l’equilibrio e la correzione della postura.
Gli atleti che soffrono di più per questo problema sono quelli che hanno un piede cavo e pronato perché mantengono in stiramento il muscolo tibiale posteriore nella fase dinamica della corsa.
La periostite colpisce soprattutto durante i periodi in cui c’è un forte incremento dei km percorsi o della velocità, inoltre si può avvertire alla ripresa degli allenamenti dopo una pausa.
Altri fattori che favoriscono la comparsa della patologia sono:
le calzature non adeguate
la corsa in discesa
terreno di gioco troppo duro
obesità
eterometria degli arti inferiori (lunghezza diversa).
Quali sono i sintomi della periostite?
Il dolore può iniziare dopo un trauma oppure con il sovraccarico, simile ad una tendinite, i sintomi possono variare in base alla causa.
Gli atleti hanno un dolore che inizia ad intensità ridotta, ma con il passare del tempo, cresce progressivamente fino a diventare insopportabile e pungente, inoltre si può presentare anche di notte.
Il sintomo principale è il dolore nella regione centrale e interna della tibia, può colpire solo una gamba, ma può essere bilaterale.
Durante i movimenti di flessione plantare, correndo e saltando si avverte molto più intensamente, a riposo c’è un deciso miglioramento.
Il dolore viene accentuato premendo sull’area infiammata.
Quali sono gli esami strumentali indicati per la periostite?
La radiografia riesce ad evidenziare delle anomalie del periostio e della tibia, mentre la scintigrafia ossea permette di escludere altre patologie, per esempio quelle oncologiche o le microfratture da stress.
Si può eseguire una Risonanza magnetica che mostra un eventuale edema dell’osso.
Cosa fare? Qual’è la terapia per la periostite?
In fase acuta la cura migliore è la crioterapia e il riposo funzionale, è fondamentale interrompere le attività sportivi prima che la periostite diventi cronica.
Dopo i primi 2/3 giorni, bisogna capire qual’é l’origine del problema per eliminare la causa e non solo i sintomi, altrimenti, alla ripresa degli allenamenti c’è il rischio di recidiva.
Bisogna quindi capire se c’è un piede cavo e pronato, se il paziente ha una marcata ipotrofia dei muscoli: soleo e tibiale posteriore, (IN QUESTO CASO FONDAMENTALE SONO I MASSAGGI) oppure se ha esagerato con l’allenamento su terreni duri e in pendenza.
Kinesio Taping
Se la causa del disturbo è il tipo di allenamento bisogna apportare delle modifiche per sovraccaricare meno il periostio tibiale o applicare il taping adatto.
Nella maggior parte dei casi la periostite è causata da eccessive tensioni del tessuto connettivo causate da traumi pregressi come distorsioni di caviglia, cadute, ecc., questi eventi provocano l’alterazione delle fibre collagene con la formazione di aderenze connettivali.
Se il tessuto connettivo, legamentoso, muscolare e tendineo sono accorciati o retratti, provocano una trazione anomala sulla tibia e sulle ossa del piede, di conseguenza può capitare un difetto dell’appoggio del piede; in questi casi la terapia manuale elimina la causa del problema lavorando a monte.
La periostite della tibia
La periostite è l’infiammazione acuta del periostio, ovvero la membrana di tessuto connettivo che ricopre l’osso, solitamente la tibia.
La parte colpita è quella in cui si inseriscono i muscoli: tibiale posteriore e soleo, le altre aree dell’osso non sono dolorose.
Le fitte sono molto intense perché il periostio è riccamente innervato, per usare dei termini comprensibili a tutti è come un “calcio nello stinco”.
Diverso è il caso della periostite infettiva, causata da un infezione generalmente batterica che sarà trattata con antibiotici o farmaci specifici per la patologia del paziente.
Quali sono le cause della periositite?
I soggetti colpiti nella stragrande maggioranza dei casi sono corridori: podisti o velocisti, ma in certi casi la periostite interessa calciatori, cestisti e altri sportivi che corrono molto.
Gli atleti creano un sovraccarico funzionale su questa struttura, a livello posteriore e interno della tibia.
L’infiammazione del periostio può avvenire anche in seguito a traumi diretti sull’osso.
Il tibiale posteriore è un supinatore, quindi è un muscolo fondamentale nei movimenti del piede per l’equilibrio e la correzione della postura.
Gli atleti che soffrono di più per questo problema sono quelli che hanno un piede cavo e pronato perché mantengono in stiramento il muscolo tibiale posteriore nella fase dinamica della corsa.
La periostite colpisce soprattutto durante i periodi in cui c’è un forte incremento dei km percorsi o della velocità, inoltre si può avvertire alla ripresa degli allenamenti dopo una pausa.
Altri fattori che favoriscono la comparsa della patologia sono:
le calzature non adeguate
la corsa in discesa
terreno di gioco troppo duro
obesità
eterometria degli arti inferiori (lunghezza diversa).
Quali sono i sintomi della periostite?
Il dolore può iniziare dopo un trauma oppure con il sovraccarico, simile ad una tendinite, i sintomi possono variare in base alla causa.
Gli atleti hanno un dolore che inizia ad intensità ridotta, ma con il passare del tempo, cresce progressivamente fino a diventare insopportabile e pungente, inoltre si può presentare anche di notte.
Il sintomo principale è il dolore nella regione centrale e interna della tibia, può colpire solo una gamba, ma può essere bilaterale.
Durante i movimenti di flessione plantare, correndo e saltando si avverte molto più intensamente, a riposo c’è un deciso miglioramento.
Il dolore viene accentuato premendo sull’area infiammata.
Quali sono gli esami strumentali indicati per la periostite?
La radiografia riesce ad evidenziare delle anomalie del periostio e della tibia, mentre la scintigrafia ossea permette di escludere altre patologie, per esempio quelle oncologiche o le microfratture da stress.
Si può eseguire una Risonanza magnetica che mostra un eventuale edema dell’osso.
Cosa fare? Qual’è la terapia per la periostite?
In fase acuta la cura migliore è la crioterapia e il riposo funzionale, è fondamentale interrompere le attività sportivi prima che la periostite diventi cronica.
Dopo i primi 2/3 giorni, bisogna capire qual’é l’origine del problema per eliminare la causa e non solo i sintomi, altrimenti, alla ripresa degli allenamenti c’è il rischio di recidiva.
Bisogna quindi capire se c’è un piede cavo e pronato, se il paziente ha una marcata ipotrofia dei muscoli: soleo e tibiale posteriore, (IN QUESTO CASO FONDAMENTALE SONO I MASSAGGI) oppure se ha esagerato con l’allenamento su terreni duri e in pendenza.
Kinesio Taping
Se la causa del disturbo è il tipo di allenamento bisogna apportare delle modifiche per sovraccaricare meno il periostio tibiale o applicare il taping adatto.
Nella maggior parte dei casi la periostite è causata da eccessive tensioni del tessuto connettivo causate da traumi pregressi come distorsioni di caviglia, cadute, ecc., questi eventi provocano l’alterazione delle fibre collagene con la formazione di aderenze connettivali.
Se il tessuto connettivo, legamentoso, muscolare e tendineo sono accorciati o retratti, provocano una trazione anomala sulla tibia e sulle ossa del piede, di conseguenza può capitare un difetto dell’appoggio del piede; in questi casi la terapia manuale elimina la causa del problema lavorando a monte.
La Stanchezza muscolare nell'atleta
La stanchezza muscolare:
è una condizione di debolezza dei muscoli che causa riduzione della forza e spossatezza. Non è una patologia ma un sintomo o una condizione che deriva da molteplici cause. In caso di soggetto sportivo può essere dovuta a un eccessivo allenamento che causa disidratazione, aumento eccessivo della temperatura corporea, eccesso di produzione di acido lattico ed esaurimento delle scorte energetiche del muscolo. In caso di soggetti non sportivi invece può essere determinata da condizioni patologiche come la febbre influenzale e gli abbassamenti pressori, da condizioni fisiologiche come la gravidanza o la menopausa, e da condizioni relative alla posizione assunta durante il giorno.
Quando si soffre di stanchezza muscolare è bene fare alcuni esami specifici per comprendere se deriva da patologie particolari come una carenza di ferro o patologie tiroidee, o da sovraffaticamento muscolare. La stanchezza cronica della muscolatura del corpo è anche uno dei principali sintomi di alcune patologie muscolari degenerative, autoimmuni e virali.
Le cure della stanchezza muscolare possono essere naturali, attraverso il semplice riposo, l’applicazione del ghiaccio e specialmente il massaggio.
Per prevenirla bisogna fare attenzione all’alimentazione e fare in modo che sia ricca di vitamine e Sali minerali.
La stanchezza muscolare è un sintomo, ma quali sono le cause?
La stanchezza muscolare può essere definita come uno stato di spossatezza e debolezza generale che si accompagna ad astenia, cioè alla riduzione della forza muscolare e quindi si tenderà a fare movimenti lenti, incompleti ed eseguiti con poca energia. La spossatezza muscolare è una condizione che si può verificare sia negli atleti che sono sottoposti ad un sovra allenamento, sia nei soggetti non sportivi come manifestazione secondaria di patologie o di condizioni morbose. Non è una vera e propria patologia, sebbene possa derivare da patologie di cui parleremo in seguito, ma è una condizione che può essere risolta individuando ed eliminando la causa scatenante.
Cause della stanchezza muscolare negli sportivi.
La stanchezza muscolare può colpire anche sportivi ben allenati, ci sono infatti situazioni che possono provocare l’affaticamento muscolare tra queste le più comuni sono: allenamenti troppo intensi a cui non fanno seguito i giusti tempo di riposo, alimentazione squilibrata, o per lo meno non adeguata ai livelli di attività fisica che si svolge, ore di sonno insufficienti. Scoprire a cosa sia dovuto l’affaticamento è indispensabile per potervi porre rimedio in modo definitivo.
Tra le cause più comuni abbiamo:
Disidratazione:la sudorazione e l’evaporazione sono i due processi che durante lo sport portano il nostro organismo a perdere acqua per regolare la temperatura corporea. Quando il corpo perde acqua però viene diminuita la capacità del sangue di portare i nutrienti a tutte le cellule dell’organismo, come per esempio ossigeno e glucosio ai muscoli che compiono l’esercizio. Di conseguenza se non vengono reintegrati i liquidi persi si è in condizione di disidratazione e si ha una stanchezza muscolare dovuta al mancato apporto di nutrienti.
Mancanza di energia: l’energia ai muscoli durante un allenamento viene fornita dalle scorte di glicogeno contenute nel muscolo stesso. Quando ci si sottopone ad un intenso esercizio fisico e si esauriscono tali scorte di energia il muscolo prende energia dal glucosio circolante nel sangue. Ma se l’esercizio fisico viene protratto per troppo tempo la quantità di glucosio non sarà più sufficiente a fornire energia ai muscoli che quindi avvertiranno la sensazione di stanchezza.
Aumento della temperatura: durante l’esercizio fisico la temperatura corporea sale molto al di sopra del valore di 37°C. Grazie al sistema circolatorio il calore in eccesso viene trasportato dai muscoli che lo generano alla pelle che lo dissipa e la temperatura viene mantenuta costante. Tuttavia una continua richiesta energetica da parte dei muscoli può far si che il sistema circolatorio non riesca a dissipare tutto il calore in eccesso, non regolando la temperatura corporea e creando la sensazione di fatica muscolare.
Stanchezza mentale: anche se la correlazione non è stata ancora ben spiegata, sembra che la stanchezza mentale di un atleta influisca molto sui muscoli e sul raggiungimento della stanchezza muscolare. In particolare lo studio si basa sui livelli di un aminoacido nel cervello, il triptofano, e la stanchezza mentale, minore triptofano è presente, maggiore sarà la stanchezza mentale e di conseguenza anche quella muscolare.
Acido lattico: il muscolo in movimento produce una certa quantità di acido lattico che, non essendo utile per il muscolo, viene inviato al fegato e convertito in glucosio. Quando però l’esercizio fisico è molto intenso, per esempio in coloro che praticano running, e dura molto tempo si accumula troppo acido lattico, tanto che la circolazione sanguigna non riesce a smaltirlo tutto e questo rimane a livello dei muscoli, (anche se per poco)causando una sensazione di stanchezza.(se la stanchezza perdura puo' essere causata dal d.o.m.s.)
Rimedi naturali.
Tra i rimedi naturali la terapia principale è senza dubbio il riposo. Per chi pratica sport sono fondamentali gli esercizi di allungamento muscolare dopo gli esercizi e il riscaldamento prima degli esercizi per evitare il sovraffaticamento dei muscoli. Chi invece ha una stanchezza muscolare dovuta al dover stare troppo tempo nella stessa posizione, per esempio chi lavora al computer, è bene staccare per 10 minuti ogni ora almeno e dedicarsi a qualcosa di diverso come passeggiare, o semplicemente cambiare posizione.
Tra i rimedi naturali per calmare le infiammazioni e i dolori dovuti a stanchezza muscolari vi è anche l’applicazione del ghiaccio e il MASSAGGIO delle parti coinvolte.
Alimentazione.
La dieta e l’alimentazione giocano un ruolo fondamentale per la prevenzione della stanchezza muscolare. In particolare la dieta deve essere ricca di frutta e verdura che forniscono importanti vitamine come la vitamina B1 che previene la stanchezza muscolare, la vitamina E che è fondamentale per lo sviluppo delle cellule muscolari.
Iscriviti a:
Post (Atom)

